Straniero se passando mi incontri e desideri parlarmi…

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A Reggio Emilia (Italia) si svolge da più di trent’anni, all’inizio dell’estate, la festa popolare dell’«Arca d’oro», organizzata dall’Associazione I Sant’Innocenti. Quest’anno ha avuto come titolo: MI CASA ES TU CASA. E’ l’espressione di opere che esprimono una cultura positiva, che vivono di gratuità e volontariato, che hanno lo scopo di stare accanto ai bisogni primari degli uomini per soccorrerli almeno minimamente. Si tratta di asili e scuole, di iniziative di condivisione, attività di comunicazione e culturali, cooperative educative, associazioni di famiglie e di insegnanti. Il loro operare è un lavoro propriamente politico: un esistere per intervenire nella società e renderla più umana e giusta. Un lavoro che Pane Pace Lavoro intende far conoscere e sostenere riconoscendovi lo stesso obiettivo e lo stesso tenace e appassionato impegno accanto alla gente, soprattutto quella che pare non esistere o che vorremmo dimenticare.

Pane Pace Lavoro ha partecipato, come fa ormai da anni, invitando per questa edizione il videoreporter Giorgio Fornoni, amico del PPL e autore di numerose inchieste in ogni parte del mondo per documentare la violazione dei diritti umani, la devastazione dell’ambiente, le guerre conclamate e sotterranee e portare alla luce le lotte di molti testimoni come Anna Politoskaja, Andrej Mironov, Grigorij Pomeranc, fra molti.

Fornoni ha aperto il suo racconto dicendo che noi, uomini occidentali, portiamo un grosso debito nei confronti di un’umanità sempre più sofferente di cui la tragedia immigratoria è segnale non più nascondibile. La sua convinzione è cresciuta guardando negli occhi la gente del Sarawi, del Niger, della Cecenia, del Medio Oriente,  della Russia, del Nicaragua e di gran parte dell’America latina, i condannati a morte nelle prigioni degli States, la vicenda dei sopravvissuti dai Gulag sovietici. Per ognuno ha una storia da raccontare e un documento che inchioda le responsabilità politiche e delle grandi potenze economiche mondiali.

Ai molti che lo hanno ascoltato il 30 maggio in quella piazza di Reggio Emilia, Fornoni ha rivolto l’invito a non lasciare spegnere la propria umanità dalla tentazione dell’impotenza o dalla paura del diverso, perché non possiamo tirarci fuori dalla responsabilità di ricostruire l’umano, ognuno con la propria iniziativa, piccola, singola o organizzata che possa essere. C’è molto da costruire e ognuno è chiamato al compito di portare il proprio contributo. Così Giorgio Fornoni  ha voluto concludere presentando un suo ultimo video, girato nel quartiere marginale “las Margaritas”, alla periferia di San Salvador, in El Salvador dove un gruppo di volontari della “Fundacion Divina Providencia”, da 18 anni porta avanti un’aula di appoggio scolastico per i bambini delle famiglie più povere.

Grazie alla collaborazione con i volontari della Fundaciòn Divina Providencia e a quelli della onlus italiana I Sant’Innocenti (attraverso cui è possibile sostenere il progetto soggetto del video di Giorgio Fornoni), Giorgio ha potuto accedere ad un quartiere considerato off  limits per chi non si è conquistato la fiducia di chi vi abita. Madri e padri raccontano, davanti alla telecamera, della loro vita, mostrano le condizioni di degrado nelle quali sono costretti ma, molto più, mostrano la loro dignità che ricerca il meglio per i propri figli, oltre ciò che lo Stato non offre loro e difendono quell’inaspettato ambito educativo per i loro ragazzi che permane pur nella povertà dei mezzi e grazie all’impegno sacrificato tenace e operoso di quella piccola compagnia di uomini.

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