Umanità necessaria

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umanita-necessariaTorniamo a manifestare nelle piazze perché il silenzio sulla tragedia che si compie sui migranti a causa delle guerre iniziate e sovvenzionate dai nostri Paesi ferisce la nostra umanità e ci chiede di non diventarne complici dileggiando con la nostra comodità e i nostri privilegi la disperazione di quelle persone.
Oggi perciò, davanti al perpetrarsi della menzogna che ci viene continuamente proposta dai maggiori mezzi di comunicazione, vogliamo interrogarci non sulle cause che spingono queste persone a rischiare la propria vita (e quella dei propri familiari) nella speranza di un futuro, ma su ciò che rende necessaria l’accoglienza.

Molto spesso ci viene proposto il concetto che l’accoglienza sia un atto di bene cenza dall’alto verso il basso, fatto in nome della nostra bontà. Non è così.
Come lo scappare dalla propria terra non è che l’e etto di qualcosa di ben più grande (le nostre guerre), così quella che si de nisce “accoglienza” non è che uno dei naturali e etti del riconoscersi insieme, tesi tutti alla propria realizzazione. Non è questione di bontà, ma di riconoscere la propria umanità.

Infatti se sinceramente guardiamo a noi stessi e agli altri scopriamo che ad accomunarci è lo stesso grave bisogno di realizzazione, cioè di felicità. Su questo desiderio ognuno di noi agisce e solo per questo purtroppo qualcuno oggi è costretto a scappare dalla propria terra.
Il potere, come sempre, tende a combattere questa unità, perché per mantenere la propria natura di dominio tende a imporre l’unità tra gli uomini su altre basi ttizie e relative (basti pensare all’assurda unità che dovrebbe legarmi all’altro solo in base al luogo di nascita) in modo da poter dare alla storia il corso che ha progettato.

Prova ne è che davanti alle tragiche immagini che troppo spesso hanno riempito i nostri schermi, tutti noi (o per lo meno chi sinceramente ha il coraggio di guardare a se stesso) non siamo rimasti insensibili, ma abbiamo riconosciuto una naturale unità con quelle persone, perché vediamo in noi stessi il medesimo desiderio di felicità.

Questa unità è oggi la sola e reale s da al potere e, in questo contesto di società iniqua, l’uomo deve essere teso a condividere il dolore a la miseria che l’ingiustizia fa pesare sul fratello.
In un momento in cui la so erenza sociale è scandalizzante, l’unica vera soluzione non può che venire dal riconoscere e costruire un’unità reale fra i popoli. Non può venire dal chiudersi in piccoli clan locali, non può venire dal voler difendere una costa. Dove un uomo grida aiuto, l’unico modo di soccorrerlo è vedere in quell’uomo se stessi, riconoscere nel suo grido il tuo stesso desiderio di essere felice.

Di fronte a tutto questo servono risposte politiche serie, serve una classe politica seria, umana e non arroccata soltanto alla gestione del proprio potere. Ri utiamo politici che fanno della diversità fra le genti un’arma di divisione, non ci servono ideologi di un bene particolare. Abbiamo bisogno di politici che abbiano il coraggio, contro ogni clamore, di trovare i modi per ricostruire questa sostanziale unità tra gli uomini. Perché se è vero che la politica è anche azione, è altrettanto vero che questa naturale unità tra le persone non è né astratta, né una deduzione sociologica ma piena del desiderio di costruire opere che attraversino la storia e la società e li cambino in prospettiva della realizzazione di ogni uomo e dell’unità di tutti i popoli.

Ciò che ci stanno proponendo ora non è nemmeno lontanamente teso alla nostra realizzazione. E la richiesta di Pane Pace lavoro a quanti sono già in politica e a quanti si stanno candidando per i prossimi appuntamenti elettorali è quella di rivedere i programmi, le alleanze, le decisioni mettendo al primo posto la ricerca di tale fondamentale principio di bene comune.

Pane Pace Lavoro, 29 febbraio 2016

 
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