Pubblichiamo di seguito un articolo dell’amico Bogar sulla situazione internazionale. Nell’articolo è mostrata molto chiaramente la preoccupazione, che condividiamo appieno, per una politica che invece della solidarietà mette al centro il potere e la sopraffazione e perciò la violenza. I politici oggi pare siano incapaci di garantire agli uomini una convivenza pacifica, poiché per costruire il loro personale regno di potere devono fomentare odio e divisione laddove le persone desidererebbero solo pace e solidarietà. Pane Pace Lavoro è da sempre impegnata non solo nella denuncia delle ingiustizie, ma anche e soprattutto nella costruzione di una società basata sulla giustizia e sulla libertà; siamo perciò vicino a tutte le persone che soffrono a causa delle guerre che ancora una volta denunciamo come esito di una volontà di potere di pochi.
GLI STATI CRIMINALI
Se ci fate caso, raramente abbiamo assistito a un periodo di barbarie come quello attuale, e lo dico da quasi ottantenne come io sono, periodo, se vogliamo, che di fatto va a braccetto con il nazismo e con il fascismo o, addirittura, rischia di essere peggiore. Vi pare eccessiva questa comparazione? Beh, riflettiamo.
Nel mondo abbiamo (uso scientemente la prima persona plurale) 56 conflitti armati che hanno come causa, non sempre dichiarata ma per tutti reale, il petrolio, il litio, le altre materie prime.
Se ci fate caso, quali sono i Paesi che sottendono a queste guerre e ne traggono e ne trarranno i benefici? Già mettere insieme in una frase “guerra” e “benefici” sembrerebbe una bestemmia se non assistessimo inermi a una irresponsabile e malvagia e ripugnante e spudorata e vantata ammissione da parte di alcuni Stati (pochi) di guerreggiare per profitto.
Fino ad oggi abbiamo parlato principalmente di una guerra e di un genocidio.
Lo zar Putin, vecchio nostalgico del KGB, attacca nel 2022 l’Ucraina del comico, inetto e corrotto Zelensky; migliaia di morti da ambo i fronti, con una inetta Europa, e con essa l’ormai fascista Italia, che sembra desiderare di entrare in guerra. Chi detiene le sorti del conflitto? Gli Stati Uniti di Trump, che si porteranno a casa il malloppo: le terre rare e la gran parte della ricostruzione, miliardi di dollari.
Il criminale e influentissimo senza-dio Netanyahu, il nuovo Erode, che assassina cinicamente decine di migliaia di palestinesi inermi, uomini donne bambini, condannato dalle autorità internazionali ma accolto come un fratello dallo psicolabile ma potentissimo Trump e consorte, abbracciato e adorato dalla nostrana mini-presidente rappresentata nel parlamento italiano da un povero uomo che, alla sua età, gioca con la divisa nazista, di quei nazisti che hanno massacrato gli ebrei.
Abbiamo parlato, fino ad oggi, soprattutto di queste due congiunture mondiali ed era purtroppo scontato data l’entità di uomini e profitti in gioco che vedevano negli Stati Uniti, difensori dell’occidentalità (?) e guardiani del mondo, una sorta di terzietà, ovviamente finta e ben documentata dai mass-media di regime: “pacificatori” nel conflitto Russia-Ucraina e “moderatori” nel genocidio israeliano nei confronti dei palestinesi.
Ma ora, questa notte, tutto è cambiato perché “finalmente” gli USA di Trump hanno rinunciato al falso ruolo di pacificatori e moderatori per assumere il proprio vero ruolo di “guerrieri”, di padroni del mondo. Hanno bombardato il Venezuela, uno Stato sovrano e membro dell’ONU, e hanno rapito, perché di questo si tratta, Maduro (che tuttavia non ha la mia stima) e sua moglie. Insomma: un’azione criminale.
Se ci fate caso, anche qui si tratta di “benefici” primo fra tutti il petrolio che verrà acquisito, direttamente o per interposto Stato, dagli USA.
E allora, per rispondere alla domanda posta all’inizio, i Paesi che sottendono a tutte queste guerre (e parlo delle 56 in corso) sono principalmente tre: USA, Israele e Russia. Non citerei l’Ucraina perché è evidente che è solo il cavallo di Troia di Trump e non citerei, per ora, la Cina perché, pur avendola minacciata (Taiwan), non ha ancora sparato un solo colpo.
Cosa farà allora la guerrafondaia Europa della tedesca Ursula von der Leyen e della estone Kaja Kallas, come reagirà l’ONU che dovrebbe rappresentare tutti, proprio tutti, gli Stati sovrani e le popolazioni del mondo e cosa farà questa povera Italia violentata da un governo neofascista e immiserita da una opposizione che non esiste più (e quindi colpevole)?
Sarò anacronistico, sarò utopistico, sarò anche stupido ma inizierei con prendere dure e fattive posizioni contro questi Stati del terrore e ne chiuderei le ambasciate: non è possibile continuare a sopportare la prevaricazione dell’interesse, del dollaro, sull’uomo e questa mi pare una “categoria” umana e cristiana.
Da parte mie continuerei a collaborare alla creazione di “isole di resistenza”, come auspicava il compianto e amico Della Mea, invitando tutti a farne parte per vivere in pace e in armonia, uomini e donne di qualunque religione, etnia, cultura, ricchezza e sesso.
03.01.2026
Bogar
Be the first to comment on "CHIAMARE “PACE” CIÒ CHE PACE NON È"