Costruttori della storia

costruttori della storiaDavanti alla nuova ecatombe di profughi, avvenuta lunedì 9 febbraio nel Canale di Sicilia e nella quale hanno perso la vita più i 300 persone, cosa possiamo ormai dire? Ci rimane da pensare alla storia di queste persone, alle speranze che avevano nel futuro in terra straniera ma, soprattutto, ci devono interpellare i motivi di questa immigrazione.

Infatti, se si fugge dalla propria casa, dal proprio Paese e dalla propria storia è poiché in quel Paese è diventato impossibile vivere. Su questo dobbiamo aprire gli occhi: in tantissime zone del mondo la gente vive nella miseria a causa di un sistema economico basato sullo sfruttamento del più debole, un sistema che, per sua natura, crea disperazione e si oppone ad ogni minima legge di giustizia.

Questa ennesima strage di vite umane deve interrogare la politica sull’attuale inconsistenza della sua azione, figlia della piccolezza del progetto politico dei nostri partiti. Basta infatti pensare alle propagande di stampo fascista su cui si basa la “grande politica” di Salvini, dei suoi amici leghisti e di tutti coloro che, anche solo con una battuta, lo sostengono. Fino a quando continueremo a fare politica in questo modo, fino a quando in Italia andremo a votare rifiutandoci di pensare, non avremo il diritto di indignarci di fronte a tragedie del genere, poiché saremo ancora noi stessi la prima causa di queste stragi.

Potremmo portare mille esempi della falsità delle politiche xenofobe contro gli immigrati che hanno portato l’Europa al “Triton” cancellando il “Mare Nostrum”, instaurando così un programma fallimentare il cui obiettivo non è il salvataggio di vite umane, ma la salvaguardia ed il controllo militare delle frontiere. A differenza infatti del Mare Nostrum le forze europee rimangono ora entro il limite di trenta miglia dalle coste italiane, mentre con il primo, proprio perché la missione era quella di salvare uomini e non di guardarli morire per difendere “i bianchi”, le navi italiane incrociavano fino a ridosso della Libia con lo scopo di soccorrere i barconi in difficoltà.

La Storia ci aspetta oggi al varco. I mutamenti in atto nel nostro paese, in Europa e nel mondo sono grandi e decisivi e proprio per questo condividiamo il giudizio di Raniero La Valle circa la necessità di accantonare la riforma costituzionale, per occuparsi di quegli interventi politici necessari ed ora inderogabili, come appunto la questione dei migranti.

La gente aspetta dalla politica una risposta vera ai problemi, si aspetta che i politici si impegnino davvero nella costruzione di una società più giusta. Forse proprio qui allora sta il punto focale di tutta la situazione: vi è ormai una differenza sostanziale sull’idea stessa di società, che noi continuiamo a volere come società di libertà e di diritti per tutti, anche quando questa dovesse andare in contrapposizione con il profitto economico degli italiani. Lo sviluppo sociale infatti non potrà, pena la perdita della libertà, essere mai soggiogato allo sviluppo economico e qualora ciò dovesse avvenire, come oggi sta avvenendo, ognuno di noi è in dovere di domandarsi da che parte rimane, se da quella dei soggiogati o da quelle dai tiranni.

La storia in ogni caso ci insegna che cambiare è possibile; l’invito di Pane Pace Lavoro è allora quello di unirsi per far sentire la propria voce e per chiedere ai politici che la loro azione risponda alle aspettative della povera gente, ovunque essa sia nata.

Pane Pace Lavoro, 14 febbraio 2015

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