Pensioni: cambiare le scelte economiche

Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri non è assolutamente rispettoso della sentenza della Consulta.

Il cosiddetto “bonus Poletti” è offensivo nei riguardi dei diritti dei pensionati che vogliono avere non un regalo ma una giusta restituzione di quanto illegittimamente trattenuto negli anni 2012-2013 ai danni delle loro pensioni. Le dichiarazioni del presidente Renzi sono immorali ed inaccettabili in quanto non fanno altro che contrapporre i problemi della povertà ai giusti diritti dei pensionati, diritti costituzionalmente garantiti, caricando le difficoltà derivanti dalla crisi solo su una parte della popolazione.

Prima ancora di affrontare la questione del rimborso degli arretrati, è necessario ricostituire le pensioni sulla base della legge Prodi.

È necessario partire da quanto fatto dal Governo Monti: ha fatto pagare i problemi legati al debito pubblico ai pensionati con il blocco della pensione e la tassazione della prima casa. Questa è stata una vera patrimoniale sui ceti medi e poveri. Questa scelta di politica economica, frutto della scelta della classe politica europea, si è coniugata con una legge sulle pensioni (legge Fornero), che ha ridotto il valore dell’assegno alle nuove generazioni e alzato a dismisura l’età pensionabile, colpendo donne e lavoratori ultracinquantenni.

Questa scelta, che va sotto il nome di austerità ha portato inoltre a ridurre i salari e i diritti dei lavoratori.

Questa scelta del Governo Renzi è grave perché si muove all’interno di questa scelta e non propone una via d’uscita, necessaria per ridare fiato allo sviluppo. A parole si critica questa politica economica e nei fatti la si ripropone. Occorre mettere in piedi una mobilitazione che ponga al centro il cambio di questa scelta economica che porta all’aumento della povertà e all’aumento della disoccupazione. (L.C.)

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