Costruire la pace

Costruire_la_paceIn questo terribile momento storico di conflitti e violenza che sconvolgono tutta la terra, abbiamo deciso di ritornare in piazza per riaffermare la necessità di agire per costruire la pace.
Il testo che è stato distribuito oggi in piazza non è un testo nuovo, è il testo di una manifestazione che il PPL fece nel 2003 all’alba della Seconda Guerra del Golfo. Abbiamo deciso di riproporlo oggi in quanto ci pare che non servano parole nuove, ma una nuova coscienza della giustizia.

Costruire la Pace

Non abbiamo disertato dalla fedeltà all’uomo, non vogliamo fare semplicemente critica. Davanti al problema della guerra ci siamo chiesti se essa sia buona o cattiva.

Non solo: di fronte agli eventi, abbiamo scoperto un conflitto tra l’ordine del potere e la nostra coscienza; quest’ultima ci dice che la guerra è unicamente un male.

Bisogna impedire la guerra.

Come? Noi non siamo i politici, i militari, i finanzieri e i potenti che possono decidere di interromperla.
Noi però possiamo fare due cose:
Uno: COSTRUIRE LA PACE DOVE SIAMO
Due: CHIEDERE AI POTENTI CHE BLOCCHINO LA GUERRA

Questa seconda cosa (la richiesta ai potenti) non può nascere che dalla prima (costruire la pace lì dove siamo); e costruire la pace dove siamo significa dare vita a relazioni nuove tra la gente, a relazioni fondate sul valore dell’uomo. Significa, quindi, creare luoghi di amicizia ideale e operativa. Significa creare delle compagnie.

La richiesta ai potenti perché ricerchino la pace può nascere unicamente da chi sta vivendo la compagnia di un gruppo di amici, cioè un’esperienza umana che è già cambiata al suo interno.
In effetti è necessario che un popolo o un gruppo di uomini viva già, tra di loro, quello che dicono di perseguire per tutti. La giustizia vera non potrà mai essere generata da chi rimane all’interno dei condizionamenti della rivalità e della guerra; per realizzare la vera giustizia, è necessario un salto qualitativo, un inizio fondamentalmente nuovo, di pace già vissuta, di compagnia nell’essere quotidiano.
Altrimenti, nel tentativo di introdurre un nuovo ordine, si ricorre a mezzi violenti, di odio e di furore, ponendo in questo modo le basi per nuove ingiustizie, amarezze, violenze, vendette e rancori.
Chi è però il soggetto di tutto questo? Chi comincia a realizzare una compagnia e gruppi umani veri?

Se aspetti che cominci l’altro, l’altro aspetta che cominci tu: e nessuno comincia. A te spetta, allora, l’iniziativa di dare un ideale e un’operatività alle relazioni che hai, alle tue relazioni quotidiane (famiglia, figli, colleghi, compagni, quartiere, lavoro, scuola, università); a te aspetta conoscere l’altro; a te spetta dire chiaramente il motivo e prendere la decisione operativa.
A te spetta proporre, a chi si trova ancora da solo, di coinvolgerlo con te. A te spetta stimare quelli che, chiunque essi siano, già vivono fino in fondo il loro gruppo di amici e la propria compagnia come inizio di una situazione “nuova” come tentativo di relazioni vere già in azione; di fatto, se così si facesse, allora, sicuramente, anche se per cammini diversi, ci incontreremmo costruendo la pace: luoghi di pace per gli uomini.

Come possiamo continuare tranquilli con la nostra routine, mentre vediamo quelli che una guerra rende meno uomini?
La serietà del vivere esige che, da oggi, a chiunque incontriamo, suggeriamo di vivere una compagnia. Così il luogo dell’inizio della pace, attraverso la diffusione di questi gruppi di uomini, nasce, si sviluppa e lavora.

18 settembre, Pane Pace Lavoro

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